Mal di schiena aspecifico: aspetti bio-psico-sociali

Il mal di schiena o lombalgia è la principale causa di disabilità nel mondo. Ne è affetta sia la popolazione sedentaria e generale che quella atletica.

Circa l'85% della popolazione almeno una volta nella vita soffre di un episodio di mal di schiena.

E' raramente presente in età inferiore ai 10 anni, con rapido incremento dopo i 17 anni.

Mentre il 70-80% delle persone migliorano dopo un episodio acuto, dopo un periodo medio di 3 mesi di trattamento, tra il 50 e l'80% delle stesse avrà però uno o più episodi ricorrenti.

Sfortunatamente, nel 20-30% dei casi , il mal di schiena diventerà persistente, impattando pesantemente sulla qualità di vita del paziente.

 

La classificazione clinica del mal di schiena ( da adesso in poi abbreviato come LBP , dall'inglese Low Back Pain) è la seguente:

-LBP SPECIFICO: 5-10% dei casi totali. 

Dovuto a cause specifiche come fratture, prolasso discale con dolore radicolare, cambiamenti di tipo Modic1,spondilolistesi ecc.

 

-PATOLOGIE SERIE: 1-2% dei casi totali:

Dovuto a patologie serie sottostanti come tumori, infezioni o patologie sistemiche.

 

-LBP ASPECIFICO:90% circa del totale:

Dove vi è un'assenza di diagnosi patoanatomica correlata con la presentazione clinica.

 

Va inoltre ricordato che un imaging( radiografie, risonanze magnetiche ecc.) che attesta cambiamenti strutturali è molto frequesnte anche nella popolazione asintomatica , per cui tali risultati vanno sempre messi in correlazione con la clinica.

 

Fattori contribuenti  al LBP aspecifico:

E'stato riconosciuto come il LBP aspecifico sia correlato fortemente a diversi fattori fisici, legati allo stile di vita, psico-sociali e neurofisiologici.

Tra in fattori fisici abbiamo le attività che richiedono alti volumi di carico alle strutture spinali come sport specifici che richiedono flesso/estensione a fine range abbinata alla rotazione (es.golf) oppure intriseci quali alterato controllo motorio della regione lombo-pelvica o abituali posture ad end range che portano a specifici patterns di sensibilizzazione.

Molte volte, durante la fase acuta, lo spasmo muscolare può essere una reazione protettiva e ADATTIVA, funazionale alla protezione da movimenti "dannosi".

Ma se una volta guariti i tessuti,o ina assenza di danno tissutale, questo spasmo persiste, questo non è più di aiuto , diventando un atteggiamento MALADATTIVO, portando la persona ad un potenziale senso di paura del movimento (kinesiofobia) e di vulnerabilità in assenza appunto di danno, creando un aumento della rigidità spinale e del carico compressivo a causa della co-contrazione dei muscoli stabilizzatori.

Tutto ciò può condurre ad una SENSIBILIZZAZIONE delle strutture e a dolore persistente.

Un deficit del controllo motorio persistente, può anche portare la persona ad essere scoraggiata ad incrementare i carichi sui tessuti e portare a patterns di sensibilizzazione specifici in determinate direzioni di movimento, cosi come cambiamenti nella mappa corticale nella corteccia motoria.

 

Tra i fattori legati allo stile di vita abbiamo la sedentarietà, l'improvviso aumento dei carichi durante l'attività lavorativa/sportiva, deficit del sonno, abuso di alcool.

Tra i fattori psicologici legati al problema, rientrano le credenze e convinzioni negative rispetto al dolore e la paura del movimento. Queste credenze sono purtroppo molto spesso installate nella mente del paziente da modalità comunicative inopportune da parte dei professionisti della salute a cui si sono rivolti. Frasi come "la tua schiena è instabile"o "il disco è protruso verso la radice" ed altre ancora, possono far sviluppare nella mente del paziente l'idea che la sia schiena sia debole e vulnerabile, conducendo ad un atteggiamento di ipervigilanza, catastrofismo e sortire come effetto quello di evitare il movimento per difendere le strutture da sforzi che potrebbero danneggiarla, peggiorando cosi il dolore,che invece beneficia del movimento. Si crea in definitiva ad un effetto nocebo.

 

Anche  fattori emozionali come stress, ansia e depressione possono agire di rinforzo a comportamenti maladattivi, icrementando i livelli di dolore e disabilità.

 

Questi fattori possono influenzare appunto i processi di modulazione del dolore attraverso una disregolazione dell'asse IPOTALAMO-IPOFISI-SURRENE, conducendo potenzialmente ad una SENSIBILIZZAZIONE DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE.

 

Fattori sociali come stress da lavoro o familiare, possono altres' avere influenza negativa sul dolore e sulle capacità di coping del paziente( meccanismi adattivi per fronteggiare difficoltà, resilienza.) .

 

A livello neurofisiologico il LBP è associato a complessi cambiamenti sia nel sistema nervoso periferico che centrale, ma anche neuro-immunitario e neuro-endocrino.

 

La complessità e la multifattorialità del mal di schiena lo rendono un problema molto spesso multidisciplinare, soprattutto quando il profilo del paziente diventa molto complesso ( alta influenza di fattori psico-sociali).

 

Un approccio bio-psico-sociale è fondamentale per aiutare i pazienti a risolvere il dolore lombare persistente!

 

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