Diagnostica per immagini e dolore: c’è sempre relazione?

Molto spesso, leggendo il referto di una radiografia (RX) o di una risonanza magnetica nucleare (RMN) di un paziente ci si imbatte in esisti che documentano la presenza di ernie, protrusioni, builging, stenosi, artosi ecc.., il che desta non poche preoccupazioni nel soggetto, il quale spesso tenderà a sviluppare la convinzione che la risposta al suo dolore sia da ricercare proprio all’interno di quella rilevazione radiologica.

Ma è davvero sempre così scontata questa relazione?

La risposta è NO.

Infatti per quanto le tecniche diagnostiche siano sempre più evolute ed in grado di fornire dettagli sulle strutture che vanno ad indagare questo non significa che possano documentare l’esatto motivo per cui il paziente avverte dolore.

La letteratura scientifica infatti fornisce supporto alla NON validità dell’equazione reperto radiografico anormale=dolore.

Uno studio del 2015 di Nakashima et al, ha investigato la presenza alla RMN di alterazioni degenerative del rachide cervicale in 1211 volontari asintomatici!

Nel 2010, uno studio di Matsumoto et al, ha investigato la presenza alla RMN di degenerazioni intervertebrali nel rachide toracico in 94 soggetti asintomatici.

Potrei citare altri studi e revisioni sistematiche sull’argomento che  documentano come le alterazioni siano normalmente presenti anche nei soggetti asintomatici e la prevalenza cresce all’aumentare dell’età, anche se si sono riscontrate protrusioni discali ed erniazioni nonché degenerazioni discali anche in età pediatrica (Ramadori et al 2014).

Queste anomalie non si fermano alla colonna vertebrale. Si trovano infatti diversi studi in cui si riscontrano degenerazioni e lesioni a livello dei tendini della cuffia dei rotatori, delle articolazioni sacro-iliache, dell’articolazione dell’anca, del ginocchio ecc.

E’ quindi di fondamentale importanza capire che le indagini diagnostiche non ci dicono necessariamente cosa sta causando dolore ma solamente COSA NON E’ NORMALE nella struttura indagata.

L’esame obiettivo e la valutazione funzionale restano quindi di primaria importanza per appurare l’esatta causa del dolore.

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